IL COMPITO BORGHESE DEI POLITICI

MARIONETTE DI TURNO IN MANO AI RICCHI, 

DEVONO  FAR ACCETTARE ALLE MASSE SFRUTTATE

CON MILLE PRETESTI E GIRAVOLTE GLI INTERESSI DEI CAPITALISTI

Chi governa il mondo? La domanda è lecita: i politici, il popolo che vota i politici, o i ricchi?

Se lo si chiede alle persone comuni, la maggioranza ci dice “siamo noi che decidiamo il potere, con il voto”. Un’altra parte dice “i politici”. Pochissimi dicono “i ricchi”.

Ma approfondendo poi con coloro che dicono “noi con il voto determiniamo la politica” a malincuore ci viene poi aggiunto che in realtà “il voto serve a poco”. E chi sostiene che sono “i politici” ad avere il potere, afferma: “questi promettono ma poi non mantengono”.

E noto invece che i marxisti sono del parere che sono “i capitalisti ad avere il vero potere decisionale” e che i politici, che si alternano ai governi, sono solo portavoce a turno degli interessi delle varie componenti industriali, bancarie, finanziarie, ed è appunto per questo, il fatto di essere manovrati dai capitalisti, il motivo per cui molti hanno la sensazione che “il voto serve a poco” e altri affermano che “i politici promettono, ma non mantengono”.

Noi marxisti, non siamo però i soli ad dichiarare che il vero potere è in mano ai ricchi. Anche intellettuali e riviste borghesi riportano, affermano questa realtà.

Alcuni esempi. Giorgio Galli, in un intervista per presentare il suo libro “Il golpe invisibile” afferma che “Il mondo attuale è caratterizzato da una forte egemonia, non soltanto economica, ma anche politico culturale delle multinazionali. 500 multinazionali e i loro consigli di amministrazione prendono le decisioni importanti per oggi e per domani per l’intero pianeta” (Giorgio Galli spiega come 500 multinazionali decidano per tutti – 9 giugno 2015).

Altro esempio: l’organizzazione “WeMove.EU” è invece impegnata nel raccogliere firme in tutta Europa nell’intento di contrastare l’enorme evasione fiscale mondiale emersa dal caso “Panama Papers” perpetrata da grandi imprese e politici (di cui 28 anche banche tedesche) e nel suo portale dichiara: “Lo sapevamo tutti  [dell’evasione – ndr].  È la portata dello scandalo invece ad essere pazzesca. I Panama Papers rivelano come i ricchi e i potenti si comportino come se fossero al di sopra della legge (…) I politici corrotti, la mafia, e gli evasori delle tasse vanno fermati. La legge deve essere applicata a tutti, e non è accettabile che i ricchi, gli affluenti e l'élite siano esenti dagli obblighi verso la società o dal essere puniti per i loro crimini”.

Anche “OXFAM” è coinvolta nel contrastare lo strapotere dei ricchi e nell’articolo “Politik muss die Macht von übermächtigen Konzernen beschneiden” (I politici devono ridurre il potere delle prepotenti multinazionali) del 8 giugno 2021 riporta: «”Il grande potere di mercato nelle mani di poche aziende è una minaccia per la democrazia" - spiega Ulrich Müller di LobbyControl. "Possono convertire il loro potere di mercato in influenza politica e contrastare misure politiche che sarebbero importanti per il bene comune." Allo stesso tempo, potenti multinazionali influenzano la società nelle loro aree importanti. “Le grandi aziende tecnologiche dominano gran parte dell'economia digitale. Sono i più grandi lobbisti in Europa e influenzano aree fondamentali della democrazia come i dibattiti pubblici", afferma Müller. "Questa ricchezza di potere deve essere ridotta"».

Inequivocabili esempi che dimostrano come non solo noi marxisti, ma per chiunque è possibile attraverso l’attenta ricerca e osservazione dei fatti arrivare alla realtà: il determinante e incontrastato peso delle grandi imprese nella società nell’imporre i propri interessi con politici subalterni che eseguono senza obbiettare.    

Il ruolo subalterno dei politici. Essendo che la società borghese in cui viviamo è un crogiolo caotico di problemi che si ripropongono senza sosta, è nella natura del capitale (così ben analizzato e descritto da Marx) che tra contraddizioni, lotte di classe e scontri, ogni componente della società lotti a difesa del proprio interesse.

Ed è appunto in questo interminabile scontri e lotte tra proletariato e capitalisti che i fatti concreti evidenziano come i governi e i parlamenti, durante questi scontri  si pongono sempre, ma sempre, a difesa dell’imprenditoria e del capitale, anziché difendere i lavoratori in lotta (nonostante siano quelli che li votano). E questa è l’evidente prova del ruolo servile dei politici ai capitalisti. Con poi la susseguente conferma, di come nelle varie crisi che regolarmente investono la società scosse dalla concorrenza, siano solo i ricchi a non pagarne mai le conseguenze, rimanendo sempre estranei alle misure penalizzatrici che i vari governi emanano per risolvere le crisi, come i sacrifici riguardino sempre e solo le masse salariate. Con l’effetto che dall’altro lato i ricchi diventano sempre più ricchi, come riportato costantemente dai dati. Prove evidenti, chiare, toccabili: il ruolo subalterno dei politici.

Nessun politico osa toccare i ricchi. E quando poi un politico si azzarda a dire che anche i patrimoni dei ricchi devono essere tassati, devono pagare, e non siano solo i  lavoratori, come ogni tanto accade, come l’ultimo l’eclatante esempio dell’ex premier inglese Liz Truss (2022), qui succede il finimondo: l’ex premier ha dovuto, immediatamente, ritrattare la sua dichiarazione e subito dimettersi. E di questo poi non se n’è più sentito parlare. E’ l’ennesima conferma che i politici, i governi, non valgono nulla: se i politici, i governi, non possono “toccare” i ricchi, significa che ne sono al servizio.

La tattica: i ricchi non appaiono mai, come se non esistessero. Bisogna aver chiaro questo ganglio fondamentale: come i capitalisti in segreto operano.

Correttamente i citati critici borghesi “WeMove.EU”, “OXFAM”, “Giorgio Galli”, riportano come il frutto delle loro ricerche evidenzino una  situazione internazionale dove le multinazionali spadroneggiano e operano senza che nessun governo provi a contrastarle ne penalizzarle.  Di questa controversia però sui grandi media non ne esiste traccia ed i politici si guardano bene dall’evidenziarlo.  Lo scopo di questo silenzio, l’imperversare delle grandi imprese sulla scena, è ben preciso: far apparire i problemi e le crisi provocati non dal sistema affaristico-controverso borghese, con speculazioni, crisi, corruzioni, ma dal “troppo elevato livello di vita” delle masse. Che come  causa delle crisi ne devono poi pagare le conseguenze e i sacrifici. In questo silenzio, in questa distorsione della realtà, media, partiti, governi, politici, giornalisti, agiscono, all’unisono, in sintonia, essendo tutti, è ultraevidente,  portaborse del capitale, e non rappresentanti dei lavoratori.  

Tutto ciò ha fatto sorgere un detto tra i marxisti: “I governi passano, ma le multinazionali restano”. Il significato più che chiaro: chi non conta niente - i governi – vanno e vengono,  mentre chi invece ha il vero potere – le multinazionali – rimane. In sostanza il vero potere è detenuto da chi sta dietro le quinte e non appare, ma rimane sempre stabile, mentre chi non conta nulla, le “marionette” politiche, si alternano al governo ed eseguono.

E qui sta il motivo che spiega, come riportano costantemente i dati, il perché “i ricchi diventano sempre più ricchi” - senza sosta.

Le tattiche di manipolazione. I politici, questi subalterni, hanno imparato ad usare diversi sistemi e trucchi per far accettare alle masse salariate sfruttate gli interessi dei capitalisti. Alcuni esempi.

L’aumento dei prezzi. E’ noto nell’ambiente economico essere l’aumento dei prezzi (o inflazione) è determinato da due fattori: una causa interna in una nazione: quando un governo assieme all’imprenditoria decidono, per risolvere determinati problemi borghesi nazionali, di stampare più carta moneta, che ovviamente si riflette nell’aumento dei prezzi interni. Il secondo motivo è per cause esterne: i prezzi si innalzano quando a livello internazionale i prezzi delle materie prime salgono, il che si riflette nell’aumento dei prezzi all’interno di tutte le nazioni. Ma i politici non lo riportano: perseguendo lo scopo dell’arricchimento continuo dei capitalisti, i quali non devono trarre penalizzazioni dall’aumento dei prezzi, asseriscono siano gli aumenti salariali a causare inflazione (proprio come affermano adesso) per cui i lavoratori devono frenare le loro richieste salariali e accettarne i sacrifici.

Il lavoro precario giovanile: un enorme vantaggio per gli imprenditori. Ma un incubo, un tormento immane per i giovani. Sul lavoro precario il guadagno degli imprenditori schizza alle stelle, mentre per i giovani significa sottopagati, supersfruttati, superlogorati. Essendo che i governi nell’interesse delle aziende emanano leggi dove è permesso agli imprenditori di assumere a contratti a termine per 3 - 6 o 12 mesi, in questi contratti a termine le regole dei contratti nazionali non vengono mai rispettate, le paghe sono molto ridotte, i ritmi alla lunga intensificati, gli straordinari mai pagati e molto è in nero. Ovvi vantaggi per i perfidi padroni. Le perfide motivazioni dei politici nell’emanare queste meschine leggi di lavoro precario: “aiuta” i giovani nella loro “libertà” di “cambiare lavoro quando vogliono”. I loschi vantaggi per i padroni non vengono però mai citati.

Le pensioni. Il prolungamento dell’età lavorativa viene presentata come un “aiuto ai giovani”. Il motivo sarebbe: le casse pensionistiche sono “vuote”, quindi per colmare questo buco ai fondi, invece di far pagare più contributi pensionistici ai giovani, si prolunga l’attività lavorativa ai lavoranti già in servizio. Nessun accenno che i ricchi sono strapieni di miliardi, che diventano sempre più ricchi, che soldi per le pensioni ce ne sono più che a sufficienza. Che i ricchi di conseguenza potrebbero con i loro miliardi, avuti dal lavoro degli operai, pagare senza problemi le pensioni. Nessun menzione a questo.

Stessa operazione di depistaggio viene fatta sulle guerre. Anch’esse mai presentate per quelle che sono: uno scontro cruento, sanguinario tra i briganti 

capitalisti, che per i loro sporchi interessi si contrastano militarmente nel mondo per appropriarsi delle varie nazioni in via di sviluppo. Vedi l’attuale guerra in Ucraina, ma anche in Libia, Mali, Jemen, Etiopia, o ieri in Siria e Iraq contro la borghesia musulmana dello “stato Islamico”.  Nell’interesse delle multinazionali coinvolte nelle diaspore per contendersi queste nazioni/mercati, il compito dei politici è esattamente quello di presentare un “cattivo” o più “cattivi”, come causa, che ovviamente sono solo concorrenza.

Concludendo. Abbiamo evidenziato chiaramente il ruolo dei politici in questa società del capitale. Come bravi “servitori” accondiscendenti, da bravi “lacchè”, devono nascondere, distorcere la realtà. Il loro compito è proprio non far mai apparire i veri responsabili delle cause di tutte le disfunzioni che tormentano la società: i capitalisti. Devono, assieme ai media, agli intellettuali, ai preti, ecc. difenderli in tutti i modi, inventando pretesti, fabbricando diversivi, così che le masse accecate accettino i sacrifici e si schierino dalla parte di chi li soggioga.


 

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L’EXPORT ILLEGALE TEDESCO

DI RIFIUTI IN POLONIA

 

Wikipedia: “In effetti, le esportazioni di tutti i tipi di rifiuti verso la Polonia sono esplose da quando è entrata nell'UE nel 2004, aumentando di undici volte rispetto alla Germania. Solo nel 2018 sono state esportate dalla Germania alla Polonia 900.000 tonnellate di rifiuti; da allora, le quantità sono leggermente diminuite."

 

I politici tedeschi fanno di tutto per far apparire la Germania il paese dell’ecologia, dell’ordine, della correttezza. dell’anticorruzione. Ovviamente è tutta una messinscena.

Anche la Bundesrepublik è un paese capitalista come tutti gli altri, con tutte le contraddizioni, problemi e ingiustizie che automaticamente ne conseguono.

Solo che in Germania, a differenza di altri paesi come Francia, Gran Bretagna, Italia, ecc. le corruzioni, i raggiri, gli imbrogli, vengono accuratamente nascosti all’opinione pubblica. Non appaiono mai nelle campagne mediatiche generali. Così sembra che non esistano. 

Mentre è ovvio che sono costantemente presenti. Possiamo citarne alcune: mentre nella nazione si parla costantemente di “pace”, nel silenzio più totale la Germania è il 4° esportatore di armi al mondo (dopo USA, Russia, Cina) e l’esercito tedesco è impegnato nelle guerre in Mali e in Niger. Mentre il governo vanta “correttezza”, l’evasione fiscale delle multinazionali tedesche è enorme. Mentre nei Talk Show si parla a gran voce di “diritti” delle persone, nelle fabbriche tedesche in silenzio milioni di lavoratori stranieri vengono soggiogati, maltrattati, costantemente umiliati, supersfruttati e sottopagati. Mentre si esalta la “libertà di voto”, le grandi multinazionali finanziano massicciamente le campagne elettorali dei partiti che poi giungono al governo. Per non parlare poi dell’export illegale di “armi tedesche”, delle super tangenti e mazzette ai politici, le costanti corruzioni e speculazioni e così via, tutta normalità nel sottobosco economico-politico della Bundesrepublik, cose che vengono alla luce solo quando scoppiano i grandi scandali. Tutte realtà che nei diversi articoli del nostro giornale “Der kommunistische Kampf” ampiamente documentiamo. Non ultimo come imbroglio-reato, possiamo riportare “l’export illegale di rifiuti” tedesco nella vicina Polonia. 

 

 

Di questo problema  (export illegale tedesco di rifiuti in Polonia) ce ne siamo occupati già qualche anno fa nell’articolo “La grande ecologica Germania esporta immondizia illegale in Polonia?”  nell’edizione dell’ ottobre 2019. Sembra però che da allora nulla sia cambiato, che le autorità tedesche facciano finta di non vedere il problema, e  che il tutto venga ignorato. 

Come nel passato, e come sempre, la ragione dell’illegalità sono i soldi.

Spieghiamo: le ditte tedesche responsabili dello smaltimento di rifiuti sono pagate dai Länder per una cifra stabilita alla tonnellata perchè i rifiuti vengano eliminati. Naturalmente questa cifra è stabilita in base ai costi di smaltimento di spesa nel suolo tedesco più relativo guadagno intascato dalle ditte tedesche stesse. Ma lo smaltimento rifiuti in Polonia costa decisamente meno. Quindi come raggirano le ditte tedesche il governo? Facile da capire: per smaltire i rifiuti tedeschi le ditte prendono i soldi da Berlino a costi tedeschi con relativo guadagno, ma non tutto viene eliminato sul suolo in Germania, una gran parte dei rifiuti viene portata illegalmente in Polonia dove, come detto, i costi di smaltimento sono decisamente inferiori, perciò straguadagnando.  E questo succede secondo alcune fonti, anche per i rifiuti tossici, il che è severamente proibito (e naturalmente pericoloso).

Il problema dell’esportazione illecita emerge prepotentemente quando questi depositi di rifiuti in Polonia, molti dei quali illegali, ogni tanto, causa la naturale decombustione dei rifiuti stessi, prendono fuoco, impestando l’atmosfera polacca di sostanze anche nocive e tossiche, spesso anche per lungo tempo. E’ appunto in questi momenti che esplodono le proteste dei politici polacchi contro il governo tedesco che non controlla l’export illegale di immondizia. Poiché la polizia tedesca alla frontiera con la Polonia, pur essendo a conoscenza del problema, non ha l’ordine di controllare seriamente il passaggio di camion di trasporto vietato di rifiuti. Pertanto la truffa si perpetua di continuo, tutto a vantaggio dei profitti delle imprese, intossicando però la popolazione polacca.

QUESTA E’ LA CAPITALISTICA GERMANIA! A parole “ecologica”, nella realtà pratica, di nascosto e nel silenzio, tutto il contrario, prendendo in giro i tedeschi.

Capitalismo significa PROFITTO. E per il profitto i capitalisti sono disposti a qualsiasi cosa. E i governi, anche se affermano il contrario, sono marionette al servizio dei capitalisti. Tutto lo dimostra.  

ANCHE IN GERMANIA DIMINUISCE COSTANTEMENTE LA FIDUCIA NELLO STATO

 

"La fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di agire è peggiore che mai. È quanto emerge da un nuovo sondaggio commissionato dall'Associazione dei dipendenti pubblici tedeschi (dbb). I dati rivelano anche spaccature nella società" (Spiegel 15.08.2023).

 

La società capitalista opera senza sosta contro le masse proletarie sfruttate. E’ la piccola minoranza di capitalisti che domina la società con l’aiuto del sistema politico istituzionale e dei media che costantemente è impegnata nello sfruttamento dei lavoratori cercando di convincerli che però non sia così.    

Ma la realtà lentamente e inesorabilmente si impone, emerge sempre: promesse non mantenute, peggioramenti continui, ricchi che diventano sempre più ricchi, guerre che infestano il pianeta e non finiscono mai, continue ingiustizie sociali, corruzioni e così via, aumentano la sensazione nelle messe, innalzando il sospetto che il sistema non sia dalla loro parte, che “lavori” per altri.  

E la diffidenza nel sistema aumenta, ovviamente. I dati e le analisi lo rilevano.  Riportano “Der Spiegel” e la “Süddeutsche Zeitung” del 15.08.2023 - e molti altri giornali ancora - che da un sondaggio “dbb” su commissione dello stesso governo tedesco, emerge che mediamente in Germania solo il 27% dei cittadini ha fiducia oggi nello stato, il 2% in meno sullo scorso anno e il 5% in meno rispetto a due anni fa,

I motivi della disaffezione? Quelli di sempre.

L’indagine “”dbb” rileva che nella Germania dell’ovest, dove i salari sono più alti, i motivi dell’aumento della diffidenza sono in gran parte attribuibili alle promesse non mantenute sul “cambiamento climatico”, “l’immigrazione” e la “guerra in Ucraina”. Nell’est della Germania dove i salari sono più bassi, sono invece i problemi legati all’erosione degli stipendi da inflazione e le forti differenze sociali a determinare la gran parte della sfiducia. Il tutto, aggiungiamo noi, in una evidente situazione contraddittoria, dove i ricchi sempre più aumentano i loro capitali. 

 

 

Tutte contraddizioni vere e reali che il controverso sistema capitalistico ovviamente non può risolvere, visto che la ricchezza dei ricchi viene accumulata proprio sullo sfruttamento, le ingiustizie e la manipolazione dei lavoratori. Problemi sociali che con l’acuirsi degli scontri internazionali tra multinazionali che dominano le nazioni, controllano i governi e si scontrano e lottano tra di loro una contro l’altra per la spartizione dei marcati, sono destinati non certo a diminuire, ma al contrario, ad aumentare ancor più, come anche oggi stiamo constatando.       

E come noi rimarchiamo, l’aumento dell’insofferenza delle masse nel sistema, al contrario di come lo presentano i media tedeschi, non è una cosa  isolata che riguarda solo la Bundesrepublik, ma tocca tutte le nazioni europee.

Perché questo aumento di disagio generale non si esprime solo nei sondaggi, ma in Europa si manifesta sia con il calo sempre più vistoso della partecipazione alle elezioni, che con l’intensificazioni delle lotte di protesta contro gli innumerevoli problemi e ingiustizie capitalistiche. E qui parliamo dei bassi salari, il lavoro precario, le basse pensioni, le tasse, le guerre, le sopraffazioni sociali e avanti così.

E’ una sfiducia nel sistema che se preoccupa sempre più i governi borghesi, è però un grande vantaggio per le messe salariate, perché lentamente percepiscono, si rendono conto che il capitalismo non è “la loro società”, ma una “società sbagliata”, “ostile”, la società degli “sfruttatori capitalisti e i loro lacchè politici”. 

Un grosso svantaggio per i ricchi sfruttatori, come riportato, perché si indebolisce il loro controllo sulle masse lavoratrici sfruttate. Temono che questa sfiducia prima o poi esploda in proteste di piazza o rivolte, soprattutto nei momenti in cui i problemi sociali si acuiscono, visto l’intensificazione della concorrenza mondiale tra le grandi aziende multinazionali per sempre più profitti. Non è un caso se “Der Spiegel” titola che i governanti sono parecchio “allarmati dai dati dell’indagine”.

Per il marxismo invece solo conferme e un grande passo in avanti. Verso la società superiore.    


 

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HARRIS O TRUMP ?

NON AL SERVIZIO DEI LAVORATORI,

MA DELLE MULTINAZIONALI AMERICANE

(e delle future guerre)

 

L’attentato a Trump ha all’inizio creato una situazione emozionale a suo favore che certamente l’aiuterà in campagna elettorale. Infatti dopo l’attentato Trump viene visto da una parte dell’elettorato, soprattutto per chi ha un orientamento di destra, come un eroe e una parte di esso che prima aveva dubbi se rivotarlo causa i vari processi (corruzione, evasione fiscale, pornostar, e non ultimo l’assalto al Capitol Hill) ora lo rivoterà con entusiasmo.

Peraltro a Biden dopo questo attentato è diventato chiaro che non avrebbe avuto più chance contro il concorrente, quindi non gli è rimasto altra scelta che ritirarsi dalla competizione per lasciare il posto alla sua vice Kamala Harris.

L’entrata in campo della Harris ha però rinfiammato la campagna elettorale dove le reciproche offese hanno preso di nuovo il soppravvento sui precedenti proclami di solidarietà nazionale. Verosimilmente ci troveremo di fronte ad una campagna elettorale tutta concentrata sulla figura del Tycoon, sulle sue stravaganze ed eccessi, con tutte le forze a lui contrarie - democratici, giornali e tv, giudici e avvocati, multinazionali e banche – che cercheranno di screditarlo. 

Ma a noi marxisti è il contesto che interessa, soprattutto il contesto internazione in cui queste elezioni avvengono.   

Per capire dobbiamo ritornare ad Obama e Bush.           

PRESIDENZE OBAMA E BUSH. Per queste Amministrazioni l’obbiettivo principale (fondamentale per la nostra analisi) che nell’interesse della borghesia americana perseguivano era la “LOTTA AL TERRORISMO”. Questo era il loro scopo prioritario. Ciò ha un profondo significato per l’analisi. Per terrorismo si intendeva il radicalismo islamico allora focalizzato nella zona del Medio Oriente, negli stati della Siria, Iraq, Yemen, Libia, Afghanistan, ecc. Tradotto dal linguaggio politico significava che l’interesse principale per le multinazionali-banche americane era avere il controllo di questa zona mediorientale, sostanziale per l’approvvigionamento di energia da petrolio per le aziende di tutto il mondo. 

L’AMMINISTRAZIONE TRUMP. Il Tycoon cambia completamente il nemico contro cui l’imperialismo americano deve combattere. Ora per questa Amministrazione il nemico principale per gli USA non sono più  i terroristi, ma RUSSIA, CINA, Venezuela, Iran, Nord Corea. In altre parole, è contro questi concorrenti che il governo di Washington ora, nell’interesse delle multinazionali USA, si deve concentrare e focalizzare. Il tutto sotto lo slogan “Make America great again”.

 

Ma a che cosa è dovuto questo radicale cambio di nemico

E’ il controverso sviluppo del capitalismo che determina il cambiamento delle politiche dei vari stati, USA compreso. In Asia sta emergendo una mega potenza capitalistica, la Cina (che fra non molto diventerà la prima potenza economica del pianeta – cosa che causerà sicuramente uno shock globale) che con la sua stazza sta già mettendo in discussione gli interessi globali (è sempre una questione di interessi) di imprese e banche dei preesistenti imperialismi – USA, Europa, Giappone, e altri. I quali, nel perverso sistema,  per contrastare, arginare, il futuro potente concorrente, si stanno coalizzando politicamente e militarmente per isolarlo. Così da essere pronti domani all’inevitabile confronto-scontro, anche militare.

Da sottolineare il paradosso del controverso sistema capitalistico: se ieri per decenni la Cina è stata un’opportunità per lo sviluppo e lauti guadagni di imprese e banche occidentali, che così facendo, con i loro forti e massicci investimenti nella nazione hanno determinato lo sviluppo capitalistico della Cina stessa, oggi che le capitalistiche multinazionali cinesi si sono notevolmente espanse, il Dragone viene considerato come un terribile concorrente/nemico.   

In realtà nel sistema capitalistico, così controverso e imprevedibile, una simile situazione non è una eccezione, ma una conferma, una storia che si ripete. E’ noto che l’Inghilterra nel 1700 è stata la prima nazione sul pianeta che si è sviluppava capitalisticamente e che poi nel perseguire ad investire (per mantenere alti i propri guadagni) all’estero, cioè in Europa e nord America, ha così determinato lo sviluppo capitalistico (così ben descritto da Marx nel “Capitale”) di questi paesi. Fino al punto che Europa e Nord America diventando poi concorrenti dell’Inghilterra stessa, alcune come le Germania si sono rivoltate contro.

Ora è il momento della Cina in Asia che si rivolta contro le potenze occidentali che, come sopradescritto, ne hanno determinato lo sviluppo, con le potenze imperialiste mondiali si preparano per il prossimo duro confronto.

Tornando a Trump, è quindi in questa strategia che la sua Amministrazione con il “Make America great again” si è diretta.

In questa prospettiva il primo passo per Trump è stato agire per consolidare un “BLOCCO ECONOMICO-POLITICO OCCIDENTALE” USA-Europa, Giappone, Sud Corea, Australia, ecc. da contrapporre all’emergente Cina e alleati. Con lo scopo, attraverso i noti notevoli innalzamenti di dazi doganali contro la Cina per le merci cinesi importate in USA e Europa, e attraverso le note aspre sanzioni contro Russia e Iran, di isolarli nel contesto internazionale.

Il secondo passo è stato il rafforzamento NATO come alleanza militare USA-Europa (e non la costituzione di un esercito europeo). A questo scopo costringendo i riluttanti alleati europei (e anche il Giappone) ad innalzare le loro quote di spese militare, in un rafforzamento NATO dove Washington ne detiene la direzione.

Questi i due fondamentali aspetti in cui il governo Trump si è impegnato.

Durante questa operazione, Biden all’opposizione, ha duramente criticato Trump per questa sua politica.         

Ma poi Biden, vinto le elezioni e sconfitto Trump e arrivato esso stesso al governo, NON HA CAMBIATO questa da lui tanto criticata politica. ASSOLUTAMENTE 

NO! 

Ha invece, in silenzio, proseguito nella strategia Trump, senza modificarne una virgola. Infatti Biden ha continuato con gli ALTI DAZI contro le merci cinesi vendute in America, ha proseguito con le ASPRE E PESANTI SANZIONI contro Russia e Iran, e ha continuato nell’imporre ai paesi europei l’AUMENTO DELLE SPESE MILITARI per la NATO. Con l’aiuto e complicità di media americani ed europei che non hanno dato risalto a questo procedimento. Mentre invece prima per le stesse azioni avevano aspramente criticato Trump, demonizzandolo.

Non solo, ma Biden cogliendo anche l’occasione della guerra Ucraina-Russia, inserendosi, (poteva restarsene fuori) ha forzati ancor più gli alleati europei affinché aumentassero le spese militari NATO (ma non per l’esercito europeo) e si distanziassero ancor più dal concorrente russo. (Degna di nota è la “Zeitwende”  - “svolta militare” - di 100 miliardi di Berlino, intrapresa dal cancelliere Scholz nel governo socialdemocratico-verdi-liberali, partiti che nella farsa elettorale si erano dichiarati per il pacifismo).

Questa NON INTERRUZIONE DI BIDEN NELLA POLITICA TRUMP ha un significato preciso: LO SCONTRO TRA POTENZE IMPERIALISTE SUL GLOBO SI E’COSI’ INTENSIFICATO che le multinazionali americane PRETENDONO ora dai propri governi di POTENZIARE l’Alleanza Atlantica (l’alleanza USA-Europa) e il RAFFORZAMENTO NATO, per  PREPARARSI al FUTURO SCONTRO contro la Cina.   

In pratica si è entrati in una NUOVA FASE, più intensiva, di confronto-scontro tra potenze imperialiste, con polarizzazioni continentali, una contro l’altra, dove non esiste e non esisterà PIU’ RITORNO. E’ il terribile passato che si ripresenta.

Bisogna ora aver chiaro che il vecchio sistema uscito dalla seconda guerra mondiale dove gli USA spadroneggiavano senza grossi problemi, le borghesie imperialiste europee facevano facili e loschi affari in giro per il mondo senza curarsi di aumentare i loro armamenti, dove tutto si risolveva con qualche piccola guerra locale condotta direttamente o indirettamente dagli Stati Uniti, ADESSO con l’EMERGERE della potenza imperialistica CINA, TUTTO QUESTO NON ESISTE PIU’ e NON PUO’ TORNARE  INDIETRO. Anzi, SI INTENSIFICHERA’ SEMPRE PIU’.

E’ quindi in questa NUOVA situazione che si svolgono le attuali elezioni in America e che vanno valutate. Vinca Trump o Kamala Harris, indifferentemente entrambi agiranno in questo turbolento contesto nell’interesse delle multinazionali americane e occidentali.

E’ proprio il fatto, come sopra rimarcato, che Biden dopo aver prima tanto criticato Trump, arrivato poi esso stesso al governo abbia perfettamente preso in carico la politica di Trump, che è la conferma lampante del nuovo corso intensivo di livello di scontro.

Negli anni ’50 i futuri fondatori di Lotta Comunista scrivevano che i futuri concorrenti dei paesi occidentali sarebbe stata l’Asia, cioè i paesi emergenti dell’Asia, allora molto povera e arretrata. Adesso i fondatori di Lotta Comunista sono morti, ma la Cina è lì a confermare l’esattezza della loro analisi. Oggi questo è realtà sotto gli occhi di tutti. L’analisi marxista è un potente strumento in mano ai proletari.

Il fatto che i candidati alla corsa presidenziale si diano acerrima battaglia su problemi interni, è una cosa estremamente secondaria nella lotta interimperialista, è solo tattica per raccogliere voti e vincere le elezioni. Ciò che ha veramente importanza, è ovvio,  è la politica estera che loro perseguiranno nell’interesse, certamente non dei lavoratori, ma delle multinazionali. E chiunque vinca le elezioni è in questo ambito che deve operare  essendo al servizio dei multimiliardari.

E’ perciò su questo che noi marxisti ci dobbiamo concentrare e preparare, perché è questo il futuro, è ciò che il futuro ci riserva.   

E non lasciarsi coinvolgere o accecare dalle campagne elettorali, essendo tutte una farsa, confermato anche in questo caso dal fatto che Trump, che adesso schernisce la Harris, nel 2013 ne ha finanziato la campagna elettorale, mentre adesso entrambi fanno finta di insultarsi. Questa è solo l’ultima dimostrazione

Mentre la crisi e lo scontro violento tra borghesie, è chiaro, si avvicina,  diventa fondamentale anche per i partiti e organizzazioni rivoluzionarie intensificare le proprie attività. Non c’è molto tempo da perdere.   Se nella prossima crisi catastrofica prodotta dai capitalisti, crisi che diventa rivoluzionaria per i  marxisti, le rivoluzioni non porranno fine al perverso sistema borghese instaurando una nuova società superiore, le catastrofiche crisi si ripeteranno in continuazione, finchè appunto, altre rivoluzioni  non affosseranno questo perverso sistema.


 

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LE TASSE PER IL CAMBIAMENTO CLIMATICO USATE PER

IL RIARMO?

“Sig. Lindner, dove sono i miei soldi per il clima?“ ZeitOnline - 23 luglio 2023

 

Così ZeitOnline del 23.07.2023 nell’articolo Signor Lindner, dove sono i miei soldi per il clima?”: «Lo volevano tutti, i soldi per il clima. Il programma elettorale dell’SPD lo ha definito un “bonus pro capite”, i Verdi hanno parlato di “denaro energetico” e il FDP ha parlato di “dividendo climatico”. Ciò che si intendeva sempre era la stessa cosa: il reddito derivante dal prezzo della CO₂ che tutti i cittadini pagano per i combustibili fossili dovrebbe ritornare ai cittadini. Dovrebbe fornire sostegno finanziario ai lavoratori a basso reddito che soffrono particolarmente per l’aumento dei costi della benzina e dell’elettricità – mentre tutti gli altri dovrebbero sentirsi: “guarda, lo Stato ti sta chiedendo molto, sta capovolgendo l’economia, ma riconosce anche che partecipi e sarai ricompensato per questo. Un segno benevolo”». 

Ma non è così. Se queste erano le belle parole per invogliare, far accettare ai cittadini la “Tassa ecologica”, nella pratica è tutt’altro. I “soldi ecologici” sono spariti. Per cui la naturale domanda: se il denaro della nuova “tassa” non viene usato per il “cambiamento climatico”, dove finisce allora?

Proviamo ad azzardare una ipotesi.

E’ noto che il governo verde/sinistra ha annunciato un massiccio riarmo (la famosa “Zeit Wende”) per 100 miliardi, una somma enorme. Dove può trovare questi miliardi?

Veramente interessante per capire è proseguire nell’articolo su quanto afferma “ZeitOnline”: «Durante le trattative sul bilancio prima della pausa estiva non si è più parlato di soldi per il clima.  Invece, con i proventi del prezzo della CO₂, il ministro delle Finanze ha ora creato un gigantesco budget ombra. Gli oltre sei miliardi di euro raccolti solo lo scorso anno attraverso la tassa sul biossido di carbonio (più altri sette miliardi dal commercio europeo di certificati di CO₂) confluiscono nel Fondo per il clima e la trasformazione. Il montepremi è già salito a 90 miliardi di euro».

Ecco che con questo chiarimento il mistero comincia a dipanarsi. Si comincia a capire da dove verosimilmente, il governo Scholz verde/sinistra prenderà i soldi per finanziare il massiccio riarmo: 90 miliardi di euro produrrà la “Tassa ecologica”, quasi la copertura totale dei 100 necessari. Il tutto mentre nel governo “non si è più parlato di soldi per il clima”.

E’ la solita scena teatrale (o imbroglio) che nella società borghese si ripete all’infinito: ai cittadini si dice, si promette una cosa, poi quello che viene realmente fatto è tutt’altro. E’ sempre così.

E’ triste vedere come l’intensa, ma utopistica lotta degli ingenui ragazzi del “Fridays for Future” per un pianeta migliore alla fine viene utilizzata per aumentare le tasse con il pretesto dell’ecologia, tasse che vengono poi impiegate non per il vantaggio climatico, ma verosimilmente per l’incremento di armi, cioè per la distruzione del pianeta e l’annientamento delle persone: proprio tutto il contrario per cui questi adolescenti si sono battuti !

Ma questo è il capitalismo. Cioè la società dei capitalisti. Cosa che questi attivisti “ecologisti” ancora non hanno ben chiaro. Una società (affarista appunto) dove i capitalisti dominano, ma non per il benessere sociale, bensì per perseguire i loro interessi di profitto, spesso proprio antisociali. Ragazzi che non hanno ancora compreso come i governi, indifferentemente da come si propongono – di destra o sinistra, di centro o verdi o ecologisti – al di là delle promesse e delle belle parole siano tutti al servizio delle multimiliardarie multinazionali, perseguendone gli interessi, naturalmente anche militari, e non certo gli interessi del pianeta.

A questi attivisti ecologisti noi marxisti abbiamo sempre ribadito che un clima migliore è possibile solo in un’altra società, superiore, dove non esistano più le leggi mercantili. Per cui prioritario è adesso necessario concentrarsi per l’abbattimento del capitalismo, non per un suo impossibile “miglioramento”.

Ed ecco l’ (ennesima) conferma: Signor Lindner, dove sono i miei soldi per il clima?

DIRITTI DELLE DONNE

E MARXISMO

UN PROBLEMA CHE NEL CAPITALISMO NON PUO’ TROVARE SOLUZIONE MA VIENE USATO, STRUMENTALIZZATO DAI PARTITI PARLAMENTARI DELLA BORGHESIA PER RACCOGLIERE VOTI

 

 

Nel sistema capitalistico strapieno di ingiustizie i marxisti si pongono sempre nella difesa dei diritti dei proletari oppressi, quindi delle donne proletarie.  

L’obbiettivo principale della politica comunista marxista è però, correttamente, il superamento della società capitalista, causa profonda di tutte le contraddizioni, problemi e ingiustizie che tormentano la società.  

La domanda però è: può il problema “diritti delle donne” nel sistema capitalistico trovare soluzione?    

Per i marxisti la risposta è chiara e netta: NO.  

Questo è il motivo per cui nei vari paesi nel passato gruppi femministi borghesi, anche enormi, dopo aver duramente lottato per por fine a questa ingiustizia, non avendo ottenuto nulla, hanno dovuto arrendersi, sono scomparsi e  il problema rimane sempre attuale. 

Per cui nell’analisi è quindi fondamentale ricercarne le cause e le ragioni profonde.

E l’analisi ci dice che il motivo per cui le donne nella società borghese rimangono discriminate risiede proprio nel fatto che l’obbiettivo del sistema è il guadagno. Tutta la società ruota ed è organizzata per raggiungere questo scopo.

Nel capitalismo, nella rincorsa  alla massimizzazione del profitto, è necessario la massima e costante presenza della persona nel sistema produttivo, cosa che la donna, per la natura stessa dell’essere umano – maternità e accudimento dei figli e della famiglia – non può garantire e ne deve rimanere spesso fuori anche per lunghi periodi. Pertanto per il processo produttivo capitalistico finalizzato appunto al massimo guadagno la donna si trova in netto svantaggio verso l’altro essere della specie, ossia l’uomo.  Questa è la ragione di fondo, irrisolvibile, della posizione sfavorevole della donna nella società del capitale.      

E i fatti concreti evidenziano le conferme: raramente troviamo donne alla direzione delle aziende. Il motivo: essendo che il capitalismo è brutale competizione per il profitto e le donne, come riportato, rimangono spesso assenti dal processo lavorativo anche per molti anni, non possono essere quindi efficienti in questa dura competizione. Questo svantaggio spinge i capitalisti proprietari delle aziende ad assumere uomini che possono garantire la presenza continua e quindi garantire loro la massimizzazione del profitto.

Oppure le donne proletarie nei normali luoghi di lavoro: anche qui la stessa situazione: in gravidanza e in seguito, durante l’accudimento dei figli, necessitano ovviamente di essere assenti, fuori dal processo lavorativo anche per lungo tempo. I padroni miranti appunto al massimo guadagno, ne vedono naturalmente un handicap. Perciò ostacolano e frenano in tutti i modi nelle fabbriche le donne nel loro diritto di poter usufruire dell’assenza per motivi famigliari. 

Quindi ragioni oggettive portano le donne nel sistema produttivo ad essere marginalizzate. 

In queste ingiustizie, qual è il ruolo dei partiti parlamentari?  

Anche se composti da molte donne, al contrario di quanto promesso in campagna elettorale o quando siedono all’opposizione, quando arrivano al governo non spingono, non si battono, non concretizzano legiferando per ampliare i diritti femminili, ma, da rappresentanti e servitori occulti degli interessi dei capitalisti, concedono per via legislativa il minimo possibile, il tanto che basta per “non disturbare” gli interessi e gli affari degli imprenditori.

Tutt’altro le battaglie dei sindacati (dove le lavoratrici ne sono ovviamente grossa componente) che strenuamente lottano affinché i diritti delle donne nei luoghi di lavoro vengano introdotti, rispettati ed allargati.  

Anche il caso del tanto discusso “stipendio alle casalinge” può essere riportato, dove nelle campagne elettorali, parte costante delle promesse elettorali per raccogliere voti, non trova poi mai regolarmente applicazione. Le discriminazioni alla donne non possono pertanto trovare soluzione nel sistema, essendo che, chiaramente, risiedono nel sistema stesso.

E’ su questo irrisolvibile problema che si sviluppa regolarmente la grande cinica speculazione dei partiti parlamentari, partiti della borghesia, che per raccogliere voti, promettono, incentivano, promuovono cose che poi regolarmente ovviamente non vengono mai mantenute. 

A tutto ciò l’analisi marxista evidenzia una cosa molto importante: nella società capitalista esiste una parte di borghesia che si dichiara di “sinistra”, si considera “progressista”, contro un’altra parte di borghesia che invece politicamente è “conservatrice”, “tradizionalista”. Questa parte di capitalisti di sinistra, “progressisti” e “liberali”, ritengono che permettendo nella società una politica sociale democratica “libertaria”, acconsentendo il diritto di protestare, i diritti delle minoranze, la libertà di espressione e sciopero, contro il razzismo, l’antifascismo, contro le molestie, i diritti degli omosessuali, i diritti delle donne (appunto), e così via, è ciò che al meglio per loro (come classe dominante) può funzionare per tranquillizzare e controllare le sempre più estese e in espansione masse proletarie sfruttate. Masse che attraverso queste “libertà e diritti” percepiscono la sensazione di essere veramente “libere”, accettano e sopportano meglio lo sfruttamento, e che nei momenti di crisi possono meglio essere gestite e poi alla meglio essere condotte anche nelle guerre.

La politica “progressista”, “libertaria” è perciò una “tattica”, visto da questi “capitalisti di sinistra”, che permette loro, dietro le quinte, in tranquillità di continuare a perseguire i loro contraddittori e sporchi affari capitalistici e aumentare sistematicamente i loro capitali, come in effetti avviene.  

C’è doverosamente da rimarcare che già all’inizio del ‘900 il lungimirante Lenin guardando nel futuro vedeva nella sua “Democrazia, miglior involucro del capitalismo” la politica “progressista” di una parte della borghesia come vincente sull’altra parte di borghesia  “conservatrice e dittatoriale”. E così infatti sta avvenendo.

La politica progressista della borghesia: UNA TATTICA pertanto. Che non può e non potrà mai risolvere e cancellare le ingiustizie del sistema.

Al contrario di una futura società superiore: dove l’obbiettivo del sistema non sarà più il profitto, ma la suddivisione dei prodotti per il godimento generale del benessere generato. Ecco che in questa nuova e superiore situazione anche questo problema, come tutti gli altri,  spontaneamente sparirà. Il compito dei marxisti è spiegare quindi tutto questo alle masse


 

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I PAESI EMERGENTI:

SEMICOLONIALI

O PAESI CAPITALISTI?

 

 

Nell’800 avveniva tra i comunisti un fervido dibattito su che posizione tenere riguardo la politica colonialista delle grandi potenze industrializzate. In questo secolo le grandi borghesie europee gareggiavano nella lotta per la conquista di colonie in tutti i continenti: Africa, Asia, America del Sud. E le nazioni povere di questi zone, causa l’estrema arretratezza economica, erano facile prede.

In questi immensi continenti ancora immersi nel Medio Evo e con alcune zone ancora primordiali, gli imperialisti europei vi potevano trovare materie prime e prodotti della terra a costi praticamente minimali, una volta che la zona era militarmente conquistata e soggiogata.

Dopo la conquista militare le varie potenze insediavano i loro governatorati, con il compito di dirigere rigidamente la zona in base agli interessi e alle indicazioni dei governi di riferimento.

Le popolazioni colonizzate aspramente sottomesse dovevano produrre per le imprese colonizzatrici, le quali poi vendevano i prodotti estorti nei mercati delle nazioni più avanzate.

Alle popolazioni locali assoggettate non veniva concessa nessuna libertà: ne di protestare ne di obbiettare, e tantomeno di organizzarsi e di associarsi. Niente, assolutamente niente. E  quando  in  qualche  modo  esse  reagivano  le  repressioni  erano  più che mai 

brutali.    

A fronte di tutto ciò le varie borghesie colonialiste all’interno dei propri paesi europei giustificavano alle proprie popolazioni le colonizzazioni con il pretesto che l’occupazione militare era nell’interesse dei popoli conquistati, in quanto portava la “civilizzazione”, la ‘cultura’ ai “barbari” e agli “arretrati”. Aggiungendo poi che le colonie avevano “bisogno del loro aiuto”, in quanto nei territori le potenze conquistatrici costruivano strade, ferrovie, ospedali e servizi vari.   

Il motivo di ciò ovviamente era ben diverso. Le infrastrutture che venivano costruite erano finalizzate in realtà ad agevolare il trasporto del materiale che le varie compagnie occidentali estorcevano per farlo giungere ai paesi industrializzati. Dove le merci venivano vendute ottenendo un super guadagno (mentre alle popolazioni locali rimaneva altro che la miseria più assoluta). Gli ospedali erano per curare i colonizzatori ovviamente. A riguardo le bestialità commesse nei territori occupati, in patria questo veniva rigorosamente taciuto (proprio come adesso a riguardo delle attuali guerre).  

I comunisti di allora, correttamente contro i capitalisti del proprio paese e contro lo sfruttamento, si ponevano anche contro le condizioni precapitalistiche in cui le potenze tenevano i paesi colonizzati e si battevano per la loro indipendenza. Non solo correttamente perchè nelle zone colonizzate i lavoratori supersfruttati non potevano protestare, organizzarsi, reagire di fronte al bestiale sfruttamento, ma anche perchè la piccola borghesia locale non poteva essere indipendente, autonoma nella gestione delle proprie piccole aziende. Aziende che potevano favorire l’espansione del proletariato nel paese. Proletariato che non ha patria. 

Quindi essere contro il colonialismo era per i comunisti la posizione giusta, corretta.

 

OGGI QUESTE SITUAZIONI COLONIALI SUL PIANETA NON ESISTONO PIU’.

 

Tutte le nazioni sulla faccia della terra adesso hanno conquistato la loro indipendenza sia politica che militare e seguono le leggi del sistema capitalistico.

Quindi al giorno d’oggi nei paesi in via sviluppo lo scontro non è più tra un proletariato e una piccola borghesia soggiogati, tenuti nell’estrema arretratezza medioevale, contro capitalisti esteri colonialisti. Ma tra la borghesia locale sfruttatrice contro il proprio proletariato. 

 

 

Alla luce di questo oggi nelle nazioni in via di sviluppo NON SI PUO’ PIU’ PARLARE DI PAESI SEMICOLONIALI dove le grandi potenze impongono ancora i propri governi locali e i propri eserciti, ma  DI PAESI CAPITALISTI IN PIENA REGOLA.

Certamente anche oggi esistono situazioni dove le attuali potenze imperialiste cercano di “attirare”, “conquistarsi” nella propria “zona di influenza” i paesi arretrati in via di industrializzazione. Ma questo non deve trarre in inganno. Oggi questo viene fatto a suon di crediti e capitali. Dove i governi locali possono decidere a chi rivolgersi per ottenere questi crediti e capitali (infatti in contemporanea intrattengono affari con più potenze imperialiste). E dove ogni nazione, anche la più arretrata, dispone di un proprio governo e un proprio esercito che difende gli interessi dei propri capitalisti locali.

Il fatto che alcune nazioni periferiche siano particolarmente legate ad alcune grandi potenze (es. Messico, Filippine, Arabia Saudita, ecc. con gli Usa, - Cuba, Iran, Bielorussia, Siria, con la Russia, - Nord Corea, Etiopia, Pakistan, con la Cina, - Romania, Croazia, Estonia, con la Germania) non significa che queste nazioni siano in una situazione di rapporto SEMICOLONIALE con le potenze collegate, come alcune organizzazioni anche marxiste affermano, ma significa solo che le borghesie di questi paesi in piena autonomia hanno scelto di fissare forti e stretti legami con determinate potenze imperialistiche (intrattenendo come detto in contemporanea affari anche con altre grandi potenze).

Oggi che tutto il pianeta è capitalista la politica marxista perciò non è più sostenere l’indipendenza dei paesi arretrati (che coloniali non lo sono più), ma collegarsi direttamente al proletariato di tutte le nazioni, indistintamente siano esse altamente industrializzate o in via di industrializzazione. In una organizzazione sovranazionale che unisca tutti i proletari contro il capitalismo internazionale.

LA LOTTA SBAGLIATA DEI TROTZKISTI PER L’INDIPENDENZA DEI CURDI

SONO I CAPITALISTI CURDI AD AVER INTERESSE

ALL’INDIPENDENZA PER FAVORIRE  I  LORO  AFFARI  E  DIVIDERE I

LAVORATORI     A    LIVELLO   REGIONALE

 

 

 

Ieri i trotzkisti hanno sostenuto le lotte per l’indipendenza dei palestinesi, degli irlandesi, dei baschi, dei catalani e molti altri ancora, e adesso è il turno dei curdi. Di routine i trotzkisti sostengono le lotte per l’indipendenza che nel mondo si succedono. Nel loro obbiettivo di - secondo il loro schema - attraverso l’appoggio a queste lotte per l’indipendenza, arrivare a trasformarle poi in rivoluzioni, non hanno mai però ottenuto nulla. Non una di queste contese da loro sostenute ha portato alcunché di risultato rivoluzionario, se non il fatto di seminare odio tra i lavoratori coinvolti nella lotta per l’indipendenza contro i proletari delle altre nazioni, che i in questo scontro non hanno assolutamente niente a che fare.  

Nell’analisi marxista il perchè i trotzkisti in questa loro politica di sostegno alle indipendenze non ha portato a niente è molto semplice e concreta.  

Le lotte per l’indipendenza capitalistica di una etnia (o religione o regione) partono sempre, sono sempre fomentate, organizzate e condotte dai capitalisti. Dai capitalisti chiaramente dell’etnia, regione o zona interessata. Che mirando all’indipendenza ne vedono il proprio interesse e vantaggio affaristico. Normalità nel capitalismo e niente di nuovo. Per cui questi capitalisti bancari, imprenditori, finanza e così via, attraverso i loro sistemi di propaganda, giornali, tv,  intellettuali, politici, preti, ecc. con il banale pretesto di una non meglio specificata “libertà” da raggiungere, fomentano incoraggiano, finanziano e poi armano queste lotte di indipendenza.

Questa è la base reale su cui si muovono questi tipi di conflitti

In pratica è uno scontro tra capitalisti: capitalisti di aree locali che sfruttando il pretesto dell’etnia o della religione o altro, si vogliono staccare, essere indipendenti dai capitalisti nazionali, così da essere liberi nel condurre le loro attività imprenditoriali.. Una indipendenza dove, è ovvio, per i lavoratori dipendenti non cambia invece assolutamente nulla, in quanto anche nel nuovo contesto autonomo essi rimangono sempre oppressi e sfruttati, esattamente come lo erano prima.    

E’ quindi su questi obbiettivi borghesi che le masse in questi scontri capitalistici vengono coinvolte, trascinate e infine dalla borghesia locale, una parte di esse anche armate.

Le minoranze armate, anche se alcune di loro (poche) si definiscono “marxiste”, si muovono perciò in questa linea capitalista, coinvolte nella situazione, e spesso, come dimostrato nei loro proclami, non proprio consapevoli dell’obbiettivo borghese.  Quindi lottano non su obbiettivi comunisti, rivoluzionari. Questo è chiaro. 

I trotzkisti, come detto, vedono una possibilità in questi scontri: di inserirsi per trasformarli in lotte rivoluzionarie. Un’utopia, come da sempre noi affermiamo. Che, come dimostrato, non ha mai funzionato e mai funzionerà. Il motivo molto semplice e reale è che la parte di popolazione (armata e no) che si mobilita sotto influsso borghese per l’autonomia, appena raggiunto l’obbiettivo - l’indipendenza capitalistica - seguendo i capitalisti, si ferma, festeggiando lo scopo raggiunto. Non segue poi la minoranza dei trotzkisti sulla continuazione della lotta verso la rivoluzione proletaria. Trotzkisti che fino a quel momento hanno insistentemente fatto lo sbaglio di non affermare e ribadire da subito che il compito dello scontro deve essere la rivoluzione proletaria, e non l’autonomia della regione.

Per cui, a indipendenza raggiunta, la minoranza trotzkista viene dai nuovi vari governi borghesi insediatosi isolata e in vari modi neutralizzata. In pratica in queste situazioni  i trotzkisti vengono utilizzati dai capitalisti locali, che a scopo raggiunto poi li scaricano. O si potrebbe dire anche l’inverso: ci troviamo di fronte a ingenui e inconsapevoli trotzkisti che aiutano i capitalisti per poi venire eliminati.

E questo è il concreto motivo per cui i trotzkisti nelle loro varie  battaglie per le lotte indipendentistiche non hanno mai raggiunto nulla e poi sono sempre scomparsi.

IL NEMICO E’ IN CASA NOSTRA !

Tutt’altro è invece quanto perseguito dai bolscevichi e dagli spartachisti tedeschi nelle loro lotte rivoluzionarie. Sembra proprio che i trotzkisti non abbiano la minima idea di come si prepari una rivoluzione e nel momento rivoluzionario, poi come la si conduca. Sembra a loro totalmente sconosciuto di come i bolscevichi abbiano operato. 

Nella politica rivoluzionaria il nemico principale sono sempre I CAPITALISTI DI CASA NOSTRA, come sempre proclamato da tutti i marxisti.  Da sconfiggere, e portare così i lavoratori al potere. Come inizio di una catena di rivoluzioni, per il raggiungimento alla società senza più economia capitalistica. Così hanno lottato i bolscevichi di Lenin, gli spartachisti di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht e adesso in Italia l’estesa organizzazione leninista Lotta Comunista.

QUESTA è LA CHIARA E CORRETTA POLITICA MARXISTA.

Niente a che fare con lo slogan di attacco ai “governi centrali che opprimono le minoranze” perseguito nelle lotte per l’indipendenza. In cui i capitalisti locali come nemici non vengono neanche mai accennati.  

Da aggiungere poi che la lotta di indipendenza capitalistica produce l’effetto deleterio di dividere profondamente i proletari delle nazioni coinvolte nello scontro, seminando odio tra di loro. L’esatto contrario di quanto si propone la politica comunista, che lottando contro i propri capitalisti ricerca invece risolutamente l’unità di classe dei lavoratori attraverso la costituzione  dell’INTERNAZIONALE.  Proprio su esempio di quanto operato dai bolscevichi di Lenin e dei rivoluzionari tedeschi di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.

Concretamente parlando: nel Curdistan capitalista SONO PROPRIO I CAPITALISTI CURDI IL NEMICO PRINCIPALE IN CASA NOSTRA DA COMBATTERE. Organizzando l’unità tra proletari curdi, turchi,  siriani, iracheni, iraniani, ecc.  

E’ bene ribadirlo: per i capitalisti curdi l’indipendenza del Curdistan è un grosso affare: primo, favorisce notevolmente i loro affari; secondo, con questa lotta aumentano l’odio dei proletari curdi contro gli altri dei paesi circostanti, isolandoli e sfruttandoli ancor di più.

Questa non è assolutamente la politica marxista.

LA LOTTA DEI TROTZKISTI E’ QUINDI COMPLETAMENTE SBAGLIATA. NIENTE A CHE FARE CON LA LOTTA COMUNISTA BOLSCEVICA.


 

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Qual’è la vostra posizione riguardo la guerra?

 

Guerre: frutto del capitalismo.

Gli affari sono sempre in movimento, sono sempre alla ricerca del massimo guadagno in un ciclo continuo che non si ferma mai.

Ma il mondo della concorrenza è fatta in un modo che, ad un certo punto, il mercato diventi così saturo di offerta di merci da vendere che le vendite diminuiscono sensibilmente, i guadagni crollano e le perdite finanziarie per i  capitalisti diventano notevoli.

E’ in queste circostanze che si creano le basi oggettive dove gli affaristi, i ricchi, cominciano seriamente, veramente a pensare che è ora di abbattere i concorrenti, anche fisicamente. E si mettono in moto e organizzano militarmente i loro stati per farlo. 

Ed ecco che nel ciclo perverso capitalistico, periodi pacifici dove la vendita delle merci poteva trovare il suo profitto senza tanti problemi si trasformano in un periodo di guerra dove i ricchi per poter continuare a guadagnare ritengono dover  distruggere i concorrenti con la loro parte di mercato.

Nel perverso sistema capitalistico, periodi di pace si alternano a periodo di guerra e viceversa con estrema naturalezza,  finchè una società superiore non lo sostituirà.

Ma il mondo degli affari non crea solo catastrofi immani dovute a crisi di sovrapproduzione generali, come già due guerre mondiali stanno a testimoniare. In periodi cosiddetti di “pace”, le lotte per “le sfere di influenza”, cioè la lotta tra i predoni imperialisti nel pianeta per crearsi ogn’uno la propria “area” di stati dove condurre i propri affari, è causa continua di guerre locali. 

In queste situazioni  le più grandi e potenti borghesie imperialiste del pianeta cercano di rubarsi l’un l’altra, anche militarmente, le nazioni periferiche, sfruttando, senza il minimo scrupolo, i contrasti religiosi, etnici, politici. Naturalmente le guerre piccole e medie che ne scaturiscono e che vengono  in continuazione rinfocolate sono causa di centinaia di migliaia di vittime, distruzioni, fame, povertà e enormi migrazioni.

 

(da “Le nostre posizioni politiche”)

 

 

 

 

Qual’è la vostra soluzione

per le guerre?

 

Contro la guerra: rivoluzione!

 

 

 

La guerra è parte integrante del capitalismo, un fattore ineliminabile in questo sistema basato sugli affari e che nulla a che fare con l’egoismo o la cattiveria delle persone. “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi” afferma il generale della nascente borghesia dell’800 Klaus von Clausewitz.

Per eliminare la guerra bisogna eliminare il capitalismo, non c’è altro da fare!

A nulla sono servite nella storia le oceaniche marce, con milioni di partecipanti, contro la guerra, per la pace, che dall’inizio dell’800 fino ad adesso si sono succedute.

Solo un fatto eccezionale nella storia è riuscito a fermare la guerra: la rivoluzione bolscevica del ’17.

Lo giorno stesso che i bolscevichi rivoluzionari sono giunti al potere hanno fermato la guerra.

Ma per ottenere questo hanno dovuto fare una rivoluzione!

Quindi la strada è segnata: CONTRO LA GUERRA RIVOLUZIONE!

Il resto sono solo inutili ciance.

 

(da “Le nostre posizioni politiche”)

 

 


 

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ALLEGATO

Presentiamo al lettore questo articolo del 2014 sul discusso argomento  

del falso Socialismo nella DDR e Unione Sovietica. 

 

1953 - RIVOLTA BERLINO EST

IL FALSO SOCIALISMO  

  (CAPITALISMO DI STATO) EX DDR ATTACCA GLI OPERAI

 

Dopo la guerra, ai lavoratori dell’ex DDr, così come agli altri lavoratori dell’ex Urss e dei suoi Paesi satelliti (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia ecc)  era stato fatto intendere  di essere nel “socialismo” e che le loro condizioni di vita sarebbero state salvaguardate,  che sarebbero migliorate sempre più.

Tutto ciò non era vero.

E l’illusione durò pochi anni. I lavoratori  tedeschi ex DDR  e quelli polacchi, ungheresi, cechi ecc , mentre notavano che nei paesi occidentali “non socialisti” il tenore di vita lentamente ma veramente migliorava,. vedevano invece che lo sfruttamento, nei loro Paesi cosiddetti “socialisti” o “comunisti”, rimaneva durissimo,   gli stipendi rimanevano sempre bassi e che la corruzione dilagava.

E la reazione non si fece attendere.

Nel giugno 1953, in seguito alla decisione del governo DDR di intensificare ulteriormente i ritmi di lavoro, i lavoratori di Berlino est insorgevano.

La repressione del falso socialismo, cioè del capitalismo di stato,  fu estremamente dura. Furono fatti intervenire i carri armati, l’esercito, la polizia e chissà quant’altro e la rivolta fu presto soffocata.

La disillusione però si propagò, Nel ’56 insorgevano gli operai polacchi di Poznan e sempre nel ’56 quelli ungheresi di Budapest. Tutti furono repressi con estrema violenza.

Tutta la stampa di quel tempo definì i rivoltosi “provocatori”. Anche la stampa cosiddetta “socialista” o” comunista” che in realtà, guidata dallo stalinismo era al servizio del Capitale di Stato, bollò gli operai come “provocatori”.

In tutto il mondo solo la voce dei nostri primi compagni comunisti scientifici era a fianco degli operai insorti. Compagni che, forti della sola scienza marxista si battevano  per l’internazionalismo proletario e chiarivano come stavano  effettivamente  le cose:  “ …  Quindi  anche  al  proletariato  polacco

toccò la sorte degli altri paesi: lavorare duramente per la ricostruzione nazionale, pagare con uno sfruttamento imposto le conseguenze della guerra, restaurare il proprio capitalismo, pagare i sovrapprofitti al proprio imperialismo. E ciò, come in ogni paese, significa fame, miseria, mancanza di libertà (…). Noi che  lavoriamo per questo [l’internazionalismo], siamo idealmente al fianco dei nostri fratelli rivoluzionari polacchi ed ungheresi e difendiamo la bandiera che fu già di Rosa Luxemburg e della Repubblica dei Consigli ungherese del 1919, come oggi è dei giovani insorti, dagli insulti che i controrivoluzionari d’ogni tinta le rivolgono.” (L’impulso 10 nov. 1956)

La dura repressione poliziesca seguente costringerà nell’ex DDR tra il ’52 e il 61, anno della costruzione del Muro ( il Muro della vergogna), più di 2 milioni di tedeschi a scappare nella ricca Germania di Bonn. Queste persone scappavano portandosi  con se la convinzione di sfuggire al “terribile comunismo”.

Ma non poteva essere così. Non è possibile parlare di comunismo o socialismo dove il governo reprime gli operai. Perché stato socialista o comunista significa proprio governo degli operai, dei lavoratori, i quali vengono eletti nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro e nei quartieri. E gli operai non possono reprimere se stessi.

Solo un partito al governo di affaristi capitalistico-statali che si camuffano da “comunisti” o “socialisti” e sono alla ricerca del massimo guadagno può far questo.

Per noi, comunisti internazionalisti, che analizziamo la realtà con la lente del marxismo scientifico, le rivolte operaie di Berlino est nel ‘53 e quelle polacche e ungheresi del ’56 sono state invece la chiara e pratica conferma che in quei paesi dominava il capitalismo.

 

                                                                                      "Der kommunistische Kampf" - November 2014


 

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ALLEGATO

PER MEGLIO CAPIRE LA DISCONTINUITA‘  TRA LENIN E STALIN RIPRESENTIAMO AI NOSTRI LETTORI

QUESTO ARTICOLO DEL NOSTRO GIORNALE DEL LUGLIO 2015.

 

 

MARXISMO-COMUNISMO:

DURANTE LE LEZIONI NON VIENE DETTO TUTTA LA VERITA’!

NON VIENE SPIEGATO CHE:

NON C’E’ NESSUNA CONTINUAZIONE TRA LA POLITICA DI STALIN

E QUELLA DI MARX, LENIN E DEI BOLSCEVICHI!

QUESTA E’ UNA COSA IMPORTANTISSIMA, FONDAMENTALE DA CHIARIRE!

 

 

Nella loro visuale scientifica Marx ed Engels  vedono la società capitalistica svilupparsi a cicli. Lunghi cicli di espansione economica e brevi cicli di crisi improvvise che possono essere lievi, forti o fortissime e catastrofiche con guerre, fame, povertà, morti ecc.

Questo andamento ciclico del capitalismo non è determinato dalla volontà delle persone, ma fa parte del sistema ed è determinato dall’inesorabile andamento degli affari.

Nelle situazioni di crisi disastrose, che creano guerre, morti, fame, estrema povertà ecc. potrebbe accadere che le masse proletarie inferocite da questa realtà si rivoltino contro il capitalismo. Queste situazioni sono nella visuale di Marx ed Engels  assolutamente inevitabili ne mitigabili per i capitalisti. Nel momento in cui le masse (e non il singolo) si ribellano, il partito rivoluzionario può portare il proletariato verso la società superiore.

Sulla base di questa visuale di Marx ed Engels, Lenin e i bolscevichi si sono organizzati.

VIENE SPIEGATO TUTTO QUESTO NELLE UNIVERSITA’ E NELLE SCUOLE?  Non ci risulta! 

Avendo chiaro che il capitalismo è ciclico, come Marx nel libro “Il Capitale” molto accuratamente spiega e sapendo che gli affari prima o poi inesorabilmente e implacabilmente avrebbero causato enormi crisi, il giovane Lenin all’inizio del novecento (1901-02) in tempo di pace, comincia ad organizzare i bolscevichi per la futura rivoluzione. Sarà quasi una quindicina d’anni dopo che l’enorme crisi affaristica arriverà investendo tutto il mondo causando la prima guerra mondiale con milioni di morti, enormi distruzioni, disperazioni e danni incalcolabili. E arrivano anche le prime rivolte proletarie! 

Lenin e bolscevichi sono pronti a guidare il proletariato russo alla conquista del potere.

VIENE CHIARITO TUTTO QUESTO?

 

Nella visuale concreta, realistica di Marx ed Engels, la conquista del potere proletario in una sola nazione non può portare alla società superiore, comunista. Perché, concretamente parlando, una nazione è solo una parte del mercato globale e non si può assolutamente staccare da esso e istituire una propria economia autonoma visto le ineliminabili interconnessioni economiche che uniscono tutte le economie dei vari paesi nel mondo. Solo con la conquista da parte del proletariato di tutto o di gran parte del mercato globale è possibile cambiare l’economia capitalistica per organizzarne una diversa, superiore, avendo a disposizione tutti i prodotti o gran parte di essi per poter farla  funzionare.

Quando un proletariato rivoluzionario va al potere in una sola nazione, si trova per forza, inesorabilmente a gestire l’economia capitalista di quella nazione. La produzione verrà statalizzata, certamente, ma sarà sempre una economia capitalistica a capitalismo di stato. Il proletariato rivoluzionario al potere in questa nazione che vuole giungere alla società superiore comunista, dovrà per forza aspettare che anche gli altri proletariati delle altre nazioni conquistino il potere per poi unire la propria economia alle altre. In attesa che ciò si verifichi la politica estera sarà di aiutare, incentivare, organizzare, favorire in tutti i modi gli altri proletariati perché anche loro giungano al più presto al potere.

VIENE PRECISATO TUTTO QUESTO NELLE LEZIONI ?  Non ci risulta.

 

A Lenin e ai dirigenti bolscevichi Zino’vev, Kamenev, Trockij, Bukarin ecc. tutto questo era ben chiaro.

Qualsiasi di noi può trovare e leggere nelle dichiarazioni dei dirigenti bolscevichi che la rivoluzione russa doveva servire solo come primo passo verso la rivoluzione internazionale, che questo era il solo ed unico scopo di essa, altrimenti non sarebbe servita a niente. Nessuno dei dirigenti bolscevichi si è mai sognato di pensare e di dichiarare che la rivoluzione russa doveva servire a portare il proletariato russo al potere e stop!

Tutte le dichiarazioni di allora sono protese a precisare come la rivoluzione russa

 

fosse la scintilla, atta a far scoppiare altre rivoluzioni negli altri paesi per poi giungere al comunismo.

Tutto il lavoro bolscevico successivo, molto correttamente e estremamente conseguente, sarà, come un’ossessione, concentrato con l’istituzione della grande 3° Internazionale all’organizzazione, alla formazione, alla stimolazione di partiti rivoluzionari in tutto il mondo, dall’America fino alla Cina.

Nel frattempo in Russia ai bolscevichi , come previsto, si poneva il problema della gestione dell’ economia capitalistica statalizzata.

 

QUESTA E’ LA SITUAZIONE REALE IN CUI SI SONO TROVATI LENIN E I BOLSCEVICHI E QUESTO E’ COME HANNO AGITO !  (Tutti lo possono verificare!)

VIENE SPIEGATO TUTTO QUESTO NELLE LEZIONI? Non l’abbiamo sentito.

 

Alla morte di Lenin, fondatore e timoniere del partito bolscevico e diventato capo del governo della Russia rivoluzionaria, nella valutazione per la sua successione, i dirigenti bolscevichi sottovalutarono Stalin e questo attraverso tutta una serie di stratagemmi  riuscì a diventare dirigente e presidente della nazione (fine 1924). 

E il subdolo Stalin di fronte alle fortissime difficoltà, però normali per la situazione (sotto Lenin erano ancora peggio) in cui versava l’economia russa, ha poi cominciato a sostenere che il partito bolscevico si doveva concentrare di più sui problemi economici interni che occuparsi a favorire  partiti  rivoluzionari negli altri paesi e questo lentamente ha fatto presa sui quadri intermedi del partito nonostante la ferma opposizione dei massimi dirigenti come Trockij, Zino’vev, Bukarin, Kamenev.

Quando Stalin poi, con il sostegno di questi quadri intermedi si è sentito sufficientemente forte, ha cominciato ad elaborare  la famosa tesi de “Il Socialismo in un paese solo” andando contro l’ oggettiva realtà e cioè che il socialismo  in un paese solo non è possibile, andando perciò anche contro Marx, Engels e Lenin e mettendo così di fatto la parola fine alla rivoluzione russa stessa.  In pratica con la politica de “il Socialismo in un paese solo” Stalin e il suo gruppo eliminavano lo scopo di arrivare alla rivoluzione internazionale per arrivare alla società superiore e si imponevano come i nuovi proprietari  capitalistici  russi nella gestione del capitalismo di stato e Stalin ne diventava il nuovo spietato Zar capitalistico. 

Tutti noi possiamo ben osservare che LA POLITICA DI STALIN NON HA NIENTE A CHE FARE CON IL COMUNISMO, CON MARX, LENIN E I BOLSCEVICHI !  MA CHE SI TRATTA SOLO DI CHIARA CONTRORIVOLUZIONE BORGHESE!

 

Infatti il seguente comportamento stalinista sarà conseguente a questa politica borghese e sarà spietato: uccisione di tutti i dirigenti bolscevichi a lui ostili: Kamenev, Trockij, Bukarin, Zino’vev, Bakaev, Berman-Jurin, Tomskij e molti altri, scioglimento della 3° Internazionale, politica affaristica di espansione imperialista estremamente spregiudicata: alleanza con il nazista Hitler prima, alleanza con gli odiati Paesi Imperialisti (Usa, Gran Bretagna e Francia) poi.

 

POSSIAMO DIRE CHE STALIN E’ IL DIRETTO DISCENDENDENTE DI LENIN E DEI BOLSCEVICHI COME VIENE AFFERMATO NELLE UNIVERSITA’?

NO! ASSOLUTAMENTE NO!

IL CONTRORIVOLUZIONARIO E SANGUINARIO STALIN FA PARTE DELLA GRANDE SCHIERA DI POLITICI BORGHESI, DITTATORI O DEMOCRATICI, CHE SI ADOPERANO CON ESTREMO IMPEGNO PER IL MANTENIMENTO DI QUESTA SOCIETA’ CAPITALISTICA ESTREMAMENTE INGIUSTA !

QUESTO E’ CIO’ CHE SI DOVREBBE INSEGNARE !

“Der kommunistische Kampf “ – Juli  2015


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